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| L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE RILANCIA IL
CARNEVALE A NOVI |
Il 2 marzo tutti in piazza,
c'è il
Carnevale! ... e che Carnevale!
Finalmente i novesi, vecchi e nuovi, potranno assistere,
come un tempo, alla festosa e variegata sfilata del
carri allegorici, in un tripudio di colori, quelli presi
a prestito dallo stemma del Comune.
Partita un po' in sordina, la macchina organizzativa,
tra dubbi ed esitazioni dei genitori coinvolti, frenati
forse dalla titubanza degli stessi bambini, che finora
non hanno provato l'emozione di travestirsi e di salire
su un carro mascherato, assistiamo ora, con piacere e
soddisfazione, al crescente e partecipe i n t e r
e s s e d e l l a g e n t e a l l a manifestazione.
Anche chi era inizialmente scettico si è ritrovato
coinvolto, più o meno attivamente, nell'allestimento del
carri o nella preparazione dei costumi e, più in
generale, nell'atmosfera festaiola che pervade le
scuole.
I carri, ispirati ad un tema comune - lo stemma del
paese- rappresentano, in realtà |
un'esplosione di forme e di
colori, giacché il nostro gonfalone riporta al suo
interno ben 9 tinte: il giallo, il verde, l'arancione,
il blu, il rosso, il bianco, il viola, il nero ed il
rosa. In un piacevole gioco di abbinamenti, ogni classe
o sezione delle scuole d'infanzia, elementari e
dell'asilo nido, affiancata da una delle associazioni
del volontariato locale (Arci Ghiottone, Arci Taverna,
Circolo Naturalistico Novese, Com.orga . "Memorial Monia
Franciosi", Giovani Novesi Uniti, Gruppo Trattoristi e
U.S.Novese) che contribuiscono attivamente alla
realizzazione del carro e del costumi, ha adottato uno
del 9 colori, sviluppando un tema a piacere. Anche la
scuola media sarà rappresentata dai suoi alunni, che
parteciperanno con gruppi a piedi.
Altre Associazioni aderiranno, avario titolo, al
Carnevale: la Filarmonica |
musica, i carri in sfilata; il Coro delle Mondine,
Chernobyl e Saharawi offriranno le frappe; Aneser e
Butasù rallegreranno la piazza con giochi per i bambini,
mentre i grandi potranno divertirsi con i discorsi
semiseri del Brangugnaun e la Pepa, le due storiche
maschere novesi.
A proposito di associazioni vogliamo ricordarne due,
l’Arci Taverna e l'AU.SER. che, in pieno spirito di
collaborazione con il paese, hanno contribuito alla
manifestazione con una sostanziosa offerta.
Al di là della buona riuscita del Carnevale, che a Novi
è da sempre festa dei bambini, l’Amministrazione
Comunale crede che l'essere riusciti a coinvolgere tante
famiglie ed il mondo dell'associazionismo in questo
comune progetto, rappresenti di per sé, un importante
successo in termini di aggregazione del nostro paese. |
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il carro dei 12 mesi - 1957 |
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il gruppo mascherato della “Famiglia pavironica”, con
relativo “sproloquio” di Sandrone, Polonia e
Sgorghìguelo, tenuto alla fine sul piazzale della
chiesa. Dal 1960 alle sfilate prese parte anche la
Filarmonica Novese.
Se la ripresa di manifestazioni carnevalesche avvenne
nel dopoguerra in ambito parrocchiale, questa tradizione
trovò in seguito una continuazione in ambito cittadino
per l'iniziativa di piccoli gruppi di volonterosi, che
di anno in anno ha avuto un crescendo di sviluppo, così
che per qualche anno, fino al 1966,il paese ha avuto due
corsi carnevaleschi.
Nel 1961, infatti, per conto dell'organizzazione
politica del P.C.I. (partito comunista italiano) di
Novi, si organizzò un corso di carri in maschera, detto
popolarmente “Carnevale dell'Arena”. Così, ricordando le
grottesche vicende di Peppone e Don Camillo, a Novi per
alcuni anni si tennero due Carnevali: quello “del prete”
e quello “del partito”.
Con alterne vicende, tra il farsi e il non farsi, negli
anni dal 1970 al 2000, è poi proseguita la consuetudine
delle sfilate dei carri e di gruppi mascherati, tempo e
organizzazione permettendo per l'ultima domenica di
Carnevale o per una domenica successiva, accentuando per
un certo numero di anni la caratteristica della
partecipazione delle scolaresche, specialmente delle
scuole materne ed elementari, con presenza delle medie,
coinvolgendo in tal modo l'impegno dei genitori
nell'allestimento dei carri e nella preparazione dei
costumi.
Stelio Gherardi (Gruppo Storico Novese) |
Non si hanno notizie che a
Novi, prima della Grande Guerra (1915/18), si siano
svolte manifestazioni di sfilate carnevalesche in
costume lungo le vie del nostro paese. Nel periodo di
Carnevale è noto invece che fino dai primi anni del
Novecento si svolsero i “Veglioni di Carnevale”,
organizzati dal Patronato Scolastico, che si tenevano
presso sale private o le aule delle vecchie scuole
elementari in centro paese (il Teatro Sociale ancora non
c’era).
La Prima Guerra Mondiale e la crisi successiva
interruppero ogni velleità carnevalesca, ma la voglia di
vivere, il bisogno di dimenticare stenti ed angustie, il
desiderio di socializzare, la diffusione dei primi mezzi
di riproduzione musicale, contribuirono a creare un
clima di grande fermento.
Si andarono così formando numerosi club (“Rudèla”,
“Secchio”, “Malavita”…) e orchestrine di gruppi di
giovani (e anche non più giovani), che andavano a gara
per proporre serate danzanti.
Basti pensare che in soli tre anni, dal 1919 al
1921,sono testimoniate ben 73 “Veglie danzanti”,
“Veglioni” e “Veglionissimi” presso case private,
salette o saloni disponibili in quegli anni.
In questa atmosfera, a partire dagli anni Venti del
secolo scorso (e per una decina d'anni,per quanto si
sa), le vie di Novi furono protagoniste di varie sfilate
di carri allegorici, nel periodo del Carnevale.
Nel libro “NOVI E I NOVESI”, al capitolo “Gruppi e
avvenimenti da ricordare”, sono presenti alcune
significative immagini relative a corsi mascherati di
quel periodo. |
Si tratta di quattro momenti di
sfilate avvenute nell’arco di un decennio, dalla metà
degli anni Venti alla metà degli anni Trenta, aventi
come protagonisti esclusivi gli adulti (specialmente
maschi) e finalizzate a stupire soprattutto gli adulti.
Al contrario delle sfilate di Carnevale dell'ultimo
dopoguerra, nelle quali a organizzare e lavorare erano
gli adulti, ma a sfilare erano bambini e ragazzi. Solo
nelle ultime sfilate degli anni '80/'90 gli adulti hanno
ripreso a partecipare, ma più con spirito folcloristico
che carnevalesco.
Per quanto riguarda la ripresa nel dopoguerra dei corsi
mascherati nel nostro p a e s e , n e l l ' a r c h i v
i o parrocchiale di Novi risultano documentate 18
sfilate di carri allegorici carnevaleschi, svoltisi
regolarmente dal 1949 al 1966 e 5 spettacoli in costume
tenutisi nel Teatro Sociale, sempre in periodo di
Carnevale, dal 1967 al 1971. Le sfilate, formate da
carri allegorici e da gruppi mascherati a piedi,
partivano dall'area parrocchiale, percorrevano
variamente il centro del paese e terminavano nel
piazzale delle chiesa.
Per alcuni anni ci furono dei giochi organizzati, o
nella piazza in centro paese o al termine nel piazzale
della chiesa (il palo della cuccagna,la corsa nei
sacchi, la rottura delle pignatte,…).
In 7 edizioni di queste sfilate fu presente |
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Calesse del Far West - 1963 |
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Ogni città ha la sua
maschera: Napoli ha Pulcinella, Firenze ha Stenterello,
Torino ha Gianduia, Venezia ha Pantalone, Bologna ha
Balanzone, Modena ha Sandrone… e Novi ha “al Brangugnaun
e la Pepa.”
Machi sono le due maschere novesi?
Al Brangugnaun è un contadino nostrano, con tabarro,
abito scuro, gilè, fazzoletto rosso al collo, un enorme
cappellaccio di paglia in testa, porta una sporta con
aglio, cipolle e ortaggi in genere e fuma un puzzolente
sigaro. È di statura media, sufficientemente in carne,
con una bella faccia rotonda e sanguigna.
I suoi modi sono propri della gente novese: semplice,
genuina, socievole e alla mano, però poco concludente
nelle cose, un po' brontolona ma di un’ironia pungente. |
La Pepa è la consorte del Brangugnaun, da lui
bonariamente denominata “la mulà dla Saraca”: zitella
avanti negli anni, originaria della “Saraca”, casa della
Valle Bassa così detta per l'emblema di un pesce sulla
porta d'ingresso.
“Ciunta e rubiconda, tutt i an l'agh mett du chilò”, i
suoi modi di fare tendono poco all'urbano, nonostante
l'abbigliamento si sia fortemente raffinato negli ultimi
tempi.
Permalosa, di poche ma efficaci parole, non ama sentirsi
toccare nel vivo : “ognun sà ad cà sua” è il suo motto.
Non ha simpatia per le femministe, ma ci tiene a dire la
sua: è brava nelle faccende di casa e, come dice il
marito, “quando è stanca capisce che si deve fermare.” |
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LA CRONISTORIA
"al Brangugnaun.....
Delle due maschere
è la più antica. La prima volta fu il Carnevale del
1962.
I sostenitori del Branguganun andarono a prenderlo in
macchina alla “Culgrana”, vicino al Bar Dogana di
Moglia, e lo portarono a Novi, per il “Battesimo della
Piazza”. Fece il suo ingresso a cavallo di una pesante
bicicletta, in mezzo all’entusiasmo generale: era fatta!
Perché nessuno potesse riconoscerlo, portava sulla testa
un enorme mascherone di cartapesta: lui stesso ci disse
che anche la moglie non lo aveva riconosciuto dalla
voce, ma dalla mano, perché mentre le passava vicino
l’aveva sfiorata con una mano.
Poi, proprio perché i novesi “tengono come un
cavagnotto”, si venne a sapere che era Torino Gilioli,
compianto maestro della banda musicale cittadina, a quei
tempi gestore del Bar Dogana.
L’anno successivo, invece di partire dalla Culgrana, si
aggregò direttamente alla sfilata dei carri del
“Carnevale del partito”, che iniziava dall’Arena: era
vestito da contadino nostrano, perché ormai non aveva
niente da nascondere.
Fu fatto solo per due anni: i suoi discorsi divertenti e
critici, dei quali non è rimasta traccia, strapparono
gli applausi convinti della gente e lo fecero ben presto
entrare nel cuore di tutti i novesi.
Torino Gilioli ci confidò che i discorsi li preparava da
solo, non li faceva vedere a nessuno perché aveva paura
che glieli censurassero. I suoi discorsi non venivano
stesi compiutamente, ma consistevano in una serie di
appunti sui quali, per la nota facilità di parola,
Torino improvvisava le sue argomentazioni, per la gioia
di chi stava ad ascoltarlo sulla piazza.
Nel 1963 la maschera si ritirò. Di lì a poco cessarono i
Carnevali, le sfilate in maschera, le feste di piazza.
Sarebbe dovuto arrivare il 5 febbraio 1978, quando “al
Brangugnaun” ricomparve sul “balcoun dla Comuna” per
tenere di nuovo il tradizionale discorso alla piazza.
Per l'occasione la maschera era impersonificata dal
maestro Luigi Ferrari.
E lo è tuttora. |

....e la
Pepa"
Maschera molto più
recente. Il suo esordio avvenne nel 1982, a bordo di un
sidecar, mezzo motorizzato con il quale assieme al
Brangugnaun entrò trionfalmente nella piazza di Novi.
La Pepa fu inventata per dare una consorte al
Brangugnaun, prendendo come modello la famiglia
pavironica modenese, con Sandrone e la Pulonia.
Altro motivo, non trascurabile, fu quello di dare “una
spalla” al Brangugnaun, così da recitare il tradizionale
discorso a due voci, affinché fosse più brillante e
piacevole all’ascolto.
Per rendere più forte la caricatura della Pepa, si pensò
di farla interpretare da un uomo.
Presto detto e fatto: era il ragionier Onelio Capiluppi.
Ancor oggi, per tutti i novesi, Onelio è la Pepa.
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dal
balcone di casa nostra, dalle finestre dell'ufficio,
dal campanile della chiesa, dal pennone del municipio...
finché non sarà scongiurata la minaccia della guerra |
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 Negli anni che vanno dal
1950 al 1960, esisteva già una maschera del Carnevale
novese, più precisamente del “Carnevale del prete.”
Era Sandrone, membro della famiglia pavironica modenese,
a Novi impersonificato da Raffaele Casoli, figlio del
mai dimenticato dottor Casoli.
I l “ C a r n e v a l e d e l p a r t i
t o ” , manifestazione sorta nel 1961, soffriva di
questa mancanza.
Gli organizzatori ci pensarono, tra incertezze e timori
di fare un doppione, e decisero di dar vita ad una
maschera che fosse proprio |
LE VERE ORIGINI DEL
BRANGUGNAUN |
e solo novese. Come chiamarla?
Non era un problema, in mezzo all’abbondanza di
soprannomi dialettali novesi (scutmai).
La scelta finale si strinse attorno a due soli nomi:
Tuliraun e Brangugnaun. P r o p r i o p e r c h é d i s
c u s s e r o animatamente e perché si doveva fare “una
brangugnata” (brontolata) dal balcone del Municipio, per
forza di cose si scelse il nome Brangugnaun.
Per la cronaca è da notare che Tuliraun è il soprannome
di un personaggio novese realmente esistito, un po'
stravagante, un certo Baraldi che abitava nel “ghetto”
(gruppo di case a sinistra, all’inizio di Via Gazzoli),
all’inizio del secolo scorso. |
Si racconta che Tuliraun abbia partecipato ad un
Carnevale del paese, con un vestito fatto completamente
con foglie di granoturco.
La giuria gli assegnò un premio speciale “per scampato
pericolo, perché avrebbe potuto facilmente prendere
fuoco!”
Il nome Brangugnaun non si identifica con nessun
personaggio realmente esistito, ma si riferisce ad un
atteggiamento verbale tipico novese, quello di
brontolare, di “brangugnare” appunto.
I suoi inventori furono Torino Gilioli, Silvio
Allegretti e Achille Losi.
Le informazioni sono tratte
da:
-ALFILOSS - Numero unico
Febbraio 1981 -
ALFILOSS - Supplemento al n°10 |
NEL BEL MEZZO DI UN GELIDO INVERNO
commedia teatrale,
tratta dall'omonimo film di
Kenneth Branagh
a cura dell'associazione
“Quelli del '29”
regia: Paolo Di Nita
INGRESSO GRATUITO |
| RASSEGNA DI CONCERTI
“Adesso me la sento ”
è la manifestazione musicale che la Società Filarmonica
e il Comune di Novi presentano per il secondo anno,
nell’intento di farne un appuntamento fisso. Quattro
serate che si terranno nel mese di aprile fra la Sala
Civica di Novi e il Cinema Lux di Rovereto.
Un modo piacevole per conoscere diversi generi musicali.
Cinema Lux di Rovereto. |
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Mercoledì 9 aprile ore 21,00
Cinema Lux di Rovereto
CONCERTO dei “THEBLUESMAN ” (musica
blues)Mercoledì 16 aprile ore 21,00
Sala Civica di Novi
CONCERTO dei “52ND STREET ” (musica
jazz)
Mercoledì 23 aprile ore 21,00
Cinema Lux di Rovereto
CONCERTO DANTE TORRICELLI (musica
leggera) |
Mercoledì 30 aprile ore 21,00 CONCERTO DI
PRIMAVERA della
FILARMONICA NOVESE |
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| L’UDI con il patrocinio
del Comune propone un divertente spettacolo: racconta di
una compagnia amatoriale di attori che prova a mettere
in scena in una chiesa s c o n s a c r a t a l ' A m l e
t o d i Shakespeare. I tre attori e le sette attrici non
hanno però le qualità per farlo, per cui cominciano
un'ironica odissea di prove. Al centro di tutto questo,
c'è una donna esuberante: l'agente teatrale che coordina
i lavori. |
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