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Chiesa di Rovereto |
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Si sa che esisteva nel 1454 col titolo di S. Caterina di
Alessandria protettrice dei mugnai.
Alla fine del 1500 divenuta ormai unica parrocchia del
territorio che comprendeva anche il territorio delle
Lame fu ampliata dal cardinale Paleotti di Bologna,
che godeva dei terreni delle Lame dategli dagli
Estensi e che costruì anche la torre campanaria. Fu
interessata varie volte dalle alluvioni della
Secchia, nonostante sorgesse su uno dei punti più alti
adiacente all'argine sinistro. |
Alla fine
del 1700 venne ristrutturata e di nuovo completamente
restaurata nel 1857.
Di originario rimane solamente la torre campanaria della
metà del 1500. I motivi decorativi risalenti al 1926
sono stati sostituiti con quelli attuali risalenti al
Giubileo del 2000.
Un restauro interno fu eseguito nel 1973 sotto la
direzione di Romano Pelloni di Carpi, che eseguì
l’altare maggiore in marmo e ne disegnò le vetrate
policrome.
All'interno notevoli sono una tela seicentesca di scuola
emiliana raffigurante la Madonna del Carmine, una
splendida pala settecentesca che rappresenta la Santa
Patrona con i simboli del suo martirio e il coro ligneo
a semplici stalli del tardo ‘600. |
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| Palazzo
Estense delle Lame e Oratorio |
Il palazzo delle “Lame” non nasce solo come residenza
estiva dei Pio di Carpi, ma è un vero e proprio centro
amministrativo delle proprietà fondiarie ad esso
connesse.
Nel 1500 Giberto Pio lo cede agli Estensi.Nel 1510 viene
affidato dagli stessi al vescovo Paleotti di Bologna, ma
ritorna presto agli Estensi che ne restano proprietari
fino a quando verrà dato in feudo ai conti Guidelli
Guidi. |
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La forma degli attuali resti non è quella originaria,
una mappa del 1626 lo raffigura formato da una possente
torre accostata ad un corpo longitudinale con due ordini
di portici.
La forma attuale è databile alla fine del 1600 come lo
rappresentano cartografie dell’epoca. Accanto al palazzo
(ad est) si può ammirare un tempietto molto interessante
dal punto di vista architettonico, con l’abside volta a
nord e la facciata a sud, a destra dell’ingresso del
palazzo. |
| Questo
tempietto attuale è stato forse ricostruito sui resti
dell'antichissima chiesa di S. Tommaso risalente
all'ottavo secolo e chiesa parrocchiale del territorio
fino al 1500. |
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Oratorio di S.
Francesco di Paola |
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Il tempietto si accosta alla grande villa, rifatta in
stile neoclassico e appartenuta alla famiglia Caleffi di
Carpi. A lato dello stesso è caratteristica la torre
colombaia.Questo oratorio risale al 1700 ed è dedicato a
S. Francesco di Paola, raffigurato in quadro
settecentesco posto sull’altare, provvisto pure di uno
splendido paliotto in scagliola policroma eseguito da
Giovanni Massa da Carpi. |
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| Palazzo Grillenzoni ora
Meloni |
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Il Casino già Grillenzoni ora Meloni, presso l’argine
sinistro del Secchia, in via Mazzarana sul territorio di
Sant'Antonio in Mercadello è tuttora in discrete
condizioni di conservazione. Edificato alla metà del
1600, lo si trova raffigurato in una mappa del 1700 come
testimonianza architettonica di notevole pregio. La
parte nord è evidenziata dal portico a serliana in
facciata, contenente una bella scala a doppia rampa che
conduce ad un grande salone centrale. La parte sud si
articola in due corpi fabbrica simmetrici, leggermente
sporgenti. |
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All’interno oltre ad alcuni stucchi decorativi di porte
e camini, si conserva una significativa piccola cappella
ancora provvista dall’arredo pittorico e liturgico. |
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Castello di tenuta
Delfina |
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Villa padronale a somiglianza di Castello
fiabesco, al centro di una vasta tenuta chiamata
“Delfina”, costruito negli anni 30, da muratori locali,
per conto dell’ebreo Golfinger proprietario della
tenuta. A seguito delle leggi razziali del 1938 il
proprietario fuggì in svizzera e la tenuta fu
confiscata. |
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| Monumento
ai Caduti della Liberazione |
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A memoria della cosiddetta “Strage degli Intellettuali”
avvenuta la notte del 7 agosto 1944 a Rovereto, quando
un gruppo di nove persone, tra cui laureati e personaggi
di spicco per la loro attività culturale o sociale,
venne fucilato dai Repubblichini.
Quanto accaduto, è sintetizzato e visibile sulla prima
colonna del Monumento, a sinistra di chi guarda. |
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Fu eretto nell’ottobre 1946, per iniziativa di un
“Comitato” costituito da un gruppo cittadini Roveretani,
che ne raccolse i fondi per la costruzione affidata, per
la parte muraria alla locale cooperativa muratori,
mentre il gruppo statuario fu opera dello scultore
carpigiano Valter Discosti. L’impianto strutturale è
composto da un piedistallo su cui poggia il gruppo
statuario dietro al quale si ergono tre colonne di marmo
di Carrara con incisi i nomi di tutti i caduti
dell’ultima guerra.
In origine esso fu posto tra la chiesa e la scuola, in
territorio di proprietà della parrocchia. Negli anni
sessanta e settanta questa collocazione fu causa di
alcune diatribe tra la Parrocchia e l’Amministrazione
Comunale, tali problemi che si risolsero con
l’abbattimento delle scuole avvenuto nel 1973, che rese
disponibile il centro della piazza Papa Giovanni XXIII
per una nuova e definitiva ricollocazione del monumento
avvenuta nei primi anni ottanta. |
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