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Sostanzialmente due le tesi più accreditate sull’origine
del toponimo: una che sostiene la derivazione dal numero
latino novem, e di ciò lo stemma comunale suddiviso in
nove fasce potrebbe esserne la prova, l’altra che lo
riconduce al latino novum, ovvero nuovo. Comunque sia,
entrambe le ipotesi, insieme a numerosi ritrovamenti
archeologici nella zona, confermerebbero l’esistenza di
un abitato in epoca romana.
Periodo storico privo di testimonianze relative al paese
è invece l’Alto Medioevo, epoca in cui, comunque, non è
difficile supporre che tutto il territorio versasse in
condizioni di miseria e abbandono.
Bisognerà attendere l’arrivo dei Longobardi in queste
terre, e in particolar modo la diffusione del
monachesimo benedettino, per assistere ad una prima fase
di ripresa.
Del 979 la prima fonte storica che riporta
la citazione di Castrum Nove. Si tratta di un contratto
firmato dal vescovo di Reggio Emilia, sotto la cui
diocesi Novi si trovava. Il centro abitato si sviluppava
probabilmente intorno alla chiesa plebana di S. Michele
ed era protetto da un sistema di fortificazioni. |
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La piazza di Novi
come appariva tra la fine dell'800 e i primi del '900.
Da sinistra: le Scuole, il Palazzone (costruito nel 1840
e abbattuto nel 1907) e la Torre dell’Orologio. |
Nel XIII secolo il castello assunse l’aspetto di una
vera e propria fortezza, necessità insorta soprattutto
dalla sua particolare posizione di confine fra i
territori degli Estensi, dei Pico, dei Gonzaga e dei
Pio. Castrum Nove divenne così, in breve tempo, oggetto
delle mire espansionistiche di queste potenti famiglie,
dovendone, pertanto, subire anche gli attacchi: nel 1249
da parte di Simone di Bonifacio Manfredi, nel 1307 fu
incendiato da Azzo d’Este e nel 1537 fu raso al suolo da
Ercole I d’Este. Ancora sotto la diocesi di Reggio
Emilia, Novi venne affidato a nobili casate che
proseguirono l’opera di ripresa economica e culturale
del luogo.
Nel 1530, dopo un periodo di particolare
prosperità sotto il dominio dei Pio, Novi passò sotto la
signoria degli Estensi. Ciononostante la rocca non
cedette subito ai nuovi padroni, cosicché venne rasa al
suolo. Il dominio estense durò fino alla fine del XVIII
secolo, interrotto dalla campagna napoleonica.
Nell’Ottocento il paese fu teatro di una battaglia
risorgimentale tra le truppe austro-estensi di Francesco
IV e le truppe di Antonio Morandi.
La storia economica e sociale del
territorio novese deve menzionare l'introduzione, nel
Settecento, della coltivazione del riso, che favori un
largo impiego di braccianti.
I lavoratori novesi presero
parte attivamente alle lotte sociali innescate dalla
crisi agraria dell'ultimo Ottocento e nei primi anni del
nostro secolo diedero vita a numerose cooperative ed
organizzazioni sindacali e mutualistiche. Sul terreno
reso fertile dai movimenti socialista e cattolico
d'inizio secolo si innestò la resistenza contro il
regime fascista, la quale ebbe largo seguito di popolo.
(A cura di Davide
Ferretti) |
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